Sostegno ai disabili. I docenti in rivolta contro la riforma

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Uno dei punti più criticati è il “profilo di funzionamento”, che dovrebbe servire a definire il numero di ore di assistenza per ogni studente, e che, secondo la prima analisi del corpo docente specializzato, rischia di penalizzare fortemente i suoi bisogni.

Un altro aspetto su cui si punta il dito è la figura dell’insegnante di sostegno, considerato una sorta di tutor iperspecializzato nell’assistenza ai disabili, ma non necessariamente un insegnante: un cambiamento di prospettiva che, secondo gli insegnanti che si stanno mobilitando, snaturerebbe la professionalità del docente, che è prima di tutto un educatore specializzato in determinate materie, in grado quindi di trasmettere le sue conoscenze all’alunno.

“Noi siamo professionisti dell’insegnamento e tali dobbiamo rimanere, senza confonderci con altre figure che già intervengono, con ruolo diverso e non solo a scuola, come gli operatori socio sanitari, gli assistenti per l’autonomia e la comunicazione, gli assistenti educativi culturali”, spiegano i docenti nel documento-lettera aperta inviato alla Fedeli e fatto circolare sulle piattaforme di comunicazione scolastiche in queste ore.

Altra critica mossa è anche la mobilità della riforma della Buona scuola, “che ha lasciato ben 50 mila studenti senza docente specializzato sul sostegno”, lasciando in molti casi gli studenti disabili a docenti non specializzati.

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